Non arbitri, né allenatori, ma GENITORI.

Sempre più spesso leggiamo articoli che parlano di risse tra genitori, insulti ai piccoli atleti in campo e di comportamenti fuori dall'ordinario. Questi episodi, purtroppo frequenti, stanno avendo una risonanza mediatica sempre maggiore, grazie ad una nuova consapevolezza che sta emergendo a fatica negli ambienti sportivi di tutta Italia. Non più arbitri, allenatori, formatori, ma più semplicemente genitori.

Il genitore di un piccolo atleta sportivo dovrebbe anche essere il suo primo sostenitore e motivatore, in modo sano e sportivamente ed eticamente corretto. Occorre innanzitutto comprendere cosa si intenda per motivazione. Universalmente questo concetto viene definito come una spinta ad agire, con due aspetti principali: la direzione (cioè dove indirizzi questa spinta ad agire) e l'intensità (cioè quanto forte è questa spinta). Un genitore in grado di comprendere e far leva sulla motivazione dei propri figli nella loro pratica sportiva, porta a due risultati: da un lato il bambino avrà interesse nel continuare quell'attività, e dall'altro lo farà divertendosi veramente.

Il primo punto da esaminare riguarda i risultati che si ottengono. Essi molto spesso sono fuori dal controllo degli atleti. Può sembrare assurdo, ma provate a pensare: i gol o i punti segnati in una partita sono il risultato, l'effetto di qualcos'altro. Ciò che gli atleti, anche bambini, possono controllare non è tanto questo risultato, quanto la concentrazione e le energie che possono spendere in ogni partita e che possono veicolare per raggiungere questo risultato. 

Altro aspetto fondamentale è la motivazione interiore. I giovani sportivi sono molto più motivati da fattori interni che esterni. Ecco perché passare la partita a dare consigli da bordo campo e indicazioni tecniche non ha quasi mai alcun effetto; ciò che interiormente ha effetto sui giocatori è l'idea positiva di far parte di un gruppo di pari che lottano per un obiettivo, più che l'idea di vincere un trofeo o una coppa.

Tornando ai consigli che i genitori troppo spesso elargiscono ai figli, si sentono spesso dire cose come “vai in quella zona”, “concentrati”. Già ma...concentrarsi su che cosa? Se i giocatori sapessero esattamente cosa fare in ogni situazione lo farebbero da soli. Piuttosto sarebbe utile insegnare ai propri figli come concentrarsi e su che cosa concentrarsi durante la performance sportiva.

Per concludere, il consiglio che rimane sempre valido è quello di divertirsi, e di far divertire i propri figli durante la pratica sportiva. E' di fondamentale importanza chiedere e sapere cosa diverte il proprio figlio nel praticare questo sport, se invece magari lo vive come un peso, e quali sono le aspettative e speranze che egli ha in proposito. Il ruolo del genitore è in questo contesto quello di supportare la pratica sportiva, l'aggregazione con i compagni e il rispetto per la figura dell'allenatore e dell'arbitro. Tutti insegnamenti e valori che si porterà dietro nella vita, molto di più di un consiglio da bordo campo o di una sgridata per una giocata sbagliata.

 



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